Le caramelle magiche: il vuoto della madre e la presenza invisibile di Heena Baek

Autrice: Heena Baek — Premi: Premio Andersen 2026, Premio Orbil 2023 (miglior albo illustrato)

Un bambino, alcune caramelle e le voci nascoste del mondo

Le caramelle magiche di Heena Baek è un albo illustrato che, dietro l’apparente semplicità della sua storia, affronta temi profondi come la solitudine, l’ascolto, gli affetti e la capacità di entrare in relazione con gli altri.

Il protagonista è Dong-Dong, un bambino piuttosto solitario. Lo incontriamo mentre gioca da solo con le biglie: gli altri bambini giocano insieme, mentre lui sembra rimanere ai margini di quel piccolo universo sociale. Un giorno entra in un negozio e acquista delle strane caramelle. Ben presto scopre che non sono caramelle comuni: ogni volta che ne mangia una, Dong-Dong riesce ad ascoltare una voce che normalmente gli sarebbe preclusa.

Ed è proprio attraverso queste voci che il mondo intorno a lui comincia lentamente a trasformarsi.

Oggetti apparentemente inanimati possono parlare. Il suo cane può finalmente esprimere ciò che pensa. Le parole del padre acquistano un significato diverso da quello che Dong-Dong aveva sempre attribuito loro. Persino la distanza definitiva della morte può essere momentaneamente superata attraverso la voce della nonna.

La magia inventata da Heena Baek non serve quindi a trasportare il protagonista in un universo fantastico. Al contrario, lo riporta continuamente verso la realtà.

Le caramelle non gli permettono di fuggire dal mondo: gli permettono di ascoltarlo.

Dong-Dong scopre progressivamente che dietro ciò che vede esiste qualcosa che non vede; dietro un comportamento può nascondersi un sentimento; dietro una parola può esserci qualcosa che non siamo riusciti a comprendere.

È una piccola educazione all’empatia.

Anche la particolare tecnica artistica di Heena Baek contribuisce in maniera determinante a questa sensazione. L’autrice coreana costruisce infatti mondi tridimensionali fatti di personaggi, ambienti, oggetti e scenografie che vengono successivamente illuminati e fotografati. L’immagine non nasce semplicemente sulla superficie della pagina: prima ancora di essere fotografato, quel mondo esiste materialmente davanti all’autrice.

Heena Baek diventa così contemporaneamente scrittrice, illustratrice, scenografa, costruttrice e fotografa.

Ed è proprio questa caratteristica del suo lavoro che permette di avanzare una seconda lettura del libro.

Le caramelle magiche di Heena Baek

Una presenza che manca

Durante la lettura di Le caramelle magiche si può infatti avvertire un’assenza particolare.

Dov’è la mamma di Dong-Dong?

Il libro non lo spiega.

Vediamo il padre. Conosciamo il cane. Incontriamo persino la nonna, nonostante sia morta, perché la magia delle caramelle consente per un momento a Dong-Dong di ascoltarne nuovamente la voce.

Eppure della madre non sappiamo nulla.

Non sappiamo se sia morta. Non sappiamo se i genitori siano separati. Non sappiamo se abbia lasciato la famiglia. Non sappiamo nemmeno se la sua assenza debba essere considerata un elemento importante della biografia del protagonista.

Semplicemente, non c’è.

Ed è significativo che Heena Baek non senta il bisogno di spiegare questa assenza.

Se persino una persona morta come la nonna può trovare uno spazio narrativo e una voce, il silenzio assoluto che circonda la madre diventa ancora più evidente.

Si crea così, all’interno del racconto, una sorta di spazio vuoto.

Ma forse quel vuoto può essere osservato da una prospettiva differente.

E se la madre fosse fuori dal libro?

Esiste infatti una possibile interpretazione, non necessariamente coincidente con le intenzioni dichiarate dell’autrice, ma suggestiva sul piano artistico e metanarrativo.

E se la figura materna di Dong-Dong non dovesse essere cercata dentro la storia?

E se quella presenza fosse sempre stata davanti ai nostri occhi, ma collocata dall’altra parte della pagina?

Heena Baek.

Non nel senso letterale che Heena Baek sia la madre di Dong-Dong. Il libro non autorizza una simile conclusione biografica.

Ma nel senso più profondo di una funzione materna esercitata dall’autrice nei confronti della propria creatura.

Questa interpretazione diventa particolarmente affascinante proprio considerando il modo in cui Baek realizza i suoi libri.

Dong-Dong non è soltanto un personaggio che l’autrice ha immaginato e disegnato.

Heena Baek lo ha costruito.

Ha modellato il suo corpo. Ha costruito gli ambienti nei quali vive. Ha disposto gli oggetti intorno a lui. Ha deciso la luce che entra nelle sue stanze. Ha collocato fisicamente Dong-Dong nello spazio e poi ha osservato quel piccolo mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.

C’è quindi qualcuno che accompagna Dong-Dong per tutto il libro senza comparire mai nelle immagini.

Qualcuno che è sempre presente, ma che il bambino non può vedere.

La sua autrice.

La donna che dà voce al mondo

C’è poi un elemento ancora più profondo.

Il grande potere delle caramelle consiste nel dare voce a ciò che normalmente non può parlare con Dong-Dong.

Il cane parla.

Gli oggetti parlano.

Il padre diventa finalmente comprensibile.

La nonna supera persino la barriera della morte e torna, per un istante, ad avere una voce.

Ma chi concede loro quella voce?

Ancora una volta: Heena Baek.

È l’autrice a decidere che Dong-Dong deve poter ascoltare ciò che fino a quel momento non riusciva a sentire.

Le caramelle potrebbero allora essere interpretate come qualcosa di più di un semplice espediente fantastico.

Potrebbero rappresentare il gesto stesso dell’autrice nei confronti del bambino.

Heena Baek non entra nella storia per prendere Dong-Dong per mano. Non compare improvvisamente nella stanza. Non gli spiega come comportarsi e non gli dice cosa dovrebbe provare.

Fa qualcosa di molto più delicato.

Gli offre uno strumento.

Una caramella.

Poi lascia che sia lui ad ascoltare.

In questo senso la funzione delle caramelle assume quasi una dimensione materna: accompagnare senza sostituirsi, proteggere senza impedire l’esperienza, aiutare il bambino a comprendere autonomamente il mondo che lo circonda.

Una madre invisibile

Possiamo allora tornare alla domanda iniziale:

che fine ha fatto la mamma di Dong-Dong?

Sul piano narrativo non abbiamo una risposta.

Forse proprio per questo, sul piano simbolico, possiamo permetterci di formularne un’altra.

La madre potrebbe non essere un personaggio cancellato dalla storia.

Potrebbe essere un’assenza attraverso la quale diventa percepibile un’altra presenza.

Fuori dalla stanza di Dong-Dong c’è qualcuno che ha costruito quella stanza.

Fuori dal suo mondo c’è qualcuno che ha costruito quel mondo.

Fuori dalla pagina c’è qualcuno che continua a guardarlo.

Heena Baek.

Ed è particolarmente suggestivo che questo avvenga in un libro che parla essenzialmente della capacità di sentire ciò che normalmente non riusciamo a sentire.

Dong-Dong impara che l’assenza di una voce non significa necessariamente assenza di una presenza.

Il cane aveva qualcosa da dirgli anche prima della caramella.

Il padre lo amava anche quando Dong-Dong non riusciva a interpretare correttamente le sue parole.

La nonna continua ad abitare la sua memoria anche se non può più essere fisicamente accanto a lui.

Allo stesso modo, qualcuno potrebbe accompagnare Dong-Dong senza comparire mai nel suo campo visivo.

La madre biologica rimane un interrogativo irrisolto.

Ma sopra il piccolo mondo tridimensionale nel quale Dong-Dong vive, invisibile al protagonista eppure presente in ogni sua parte, rimane la donna che lo ha immaginato, costruito e messo al mondo come personaggio.

E poi c’è una piccola “chicca”

C’è infine un dettaglio, esterno al libro, che rende questa interpretazione ancora più suggestiva.

Sul suo profilo Instagram, Heena Baek ha pubblicato alcune fotografie realizzate durante un viaggio legato al suo libro e ai riconoscimenti ricevuti. E con lei, quasi per gioco, ha portato Dong-Dong e il suo cane.

Le immagini hanno qualcosa di sorprendentemente familiare.

Dong-Dong e il cane vengono fotografati durante il viaggio, davanti al mare, nei luoghi visitati, perfino eleganti e pronti per un’occasione speciale. Non sembrano semplicemente fotografie promozionali di due personaggi letterari: osservandole una dopo l’altra, ricordano quasi le fotografie di famiglia che si scattano durante una vacanza.

Ed è qui che la nostra interpretazione sembra trovare una piccola, involontaria eco nella realtà.

Perché dietro la macchina fotografica c’è ancora una volta Heena Baek.

È lei che li ha portati con sé. È lei che li dispone nei luoghi che visita. È lei che sceglie l’inquadratura. È lei che fotografa Dong-Dong insieme al suo cane, come farebbe una madre durante un viaggio con i propri figli: mettiti lì, guarda qui, facciamo una foto per ricordare questo momento.

Naturalmente non è una prova che la madre assente di Dong-Dong sia simbolicamente l’autrice, né sappiamo se Baek abbia mai pensato al proprio personaggio in questi termini.

Ma è una coincidenza poetica difficile da ignorare.

Nel libro cerchiamo una madre e non la troviamo mai nell’inquadratura. Poi usciamo dalle pagine, incontriamo Dong-Dong nel mondo reale e scopriamo che qualcuno continua a portarlo con sé, a prendersene cura e a fotografarlo durante i suoi viaggi.

E ancora una volta, la “mamma” non compare nella fotografia.
Perché è dall’altra parte dell’obiettivo.

Scopri i nostri Libri illustrati

Facebook
LinkedIn
Twitter

Tabella dei Contenuti